C’era una volta.. un viaggio agli albori del sottovuoto

C’era una volta un uomo che cercò di conservare il cibo più a lungo. 

È la storia più vecchia del mondo eppure, non ne parliamo così spesso. Ricerchiamo sempre sfide uniche, che ci riempiono di entusiasmo, come quella volta in cui un uomo perse la bussola e scopri l’America, o ancora, quando un altro in diretta dallo spazio affermò “un piccolo passo per l’uomo, un gigantesco balzo per l’umanità”. 

Ci siamo mai davvero chiesti come siano riusciti ad attraversare mari e galassie?

La risposta è molto semplice: avendo sempre qualcosa da mettere sotto i denti. Risulta quindi ovvio affermare che è stato il cibo la prima, grande, vera sfida dell’uomo. Una sfida che è diventata un’esigenza per i primi gruppi, o clan, con l’avvento dell’agricoltura, dell’allevamento e dei primi spostamenti. Difatti, risalgono già alla preistoria i primi tentativi di conservazione, dove l’uomo osservava la natura per trarne insegnamento e comprendere come preservare i suoi frutti. 

Sole, sale e fumo si tramutano in essiccazione, salatura e affumicatrua nei secoli a venire. Dall’antico Egitto ai Romani, i tentativi sono stati i più disparati. Basti pensare che Gabrio Apicio, gastronomo e cuoco imperiale romano, nel suo De re coquinaria, descriveva i benefici ottenuti dal ricoprire gli alimenti con sale, aceto, mostarda e miele. Di base, era sotto gli occhi di tutti che proteggere i cibi evitasse la proliferazione di batteri e ne aumentasse, di conseguenza, la loro durata. 

Per poter parlare di tecniche più moderne, dobbiamo aspettare l’arrivo dell’eccentrico Napoleone e delle sue spedizioni militari, dove il fattore durata di conservazione era essenziale per sostentare i suoi uomini.

Fu proprio in quel periodo che l’inventore Nicolas Appert sperimentò la conservazione ermetica dei cibi, confermando ciò che da tempo tutti avevano compreso. L’aria dà la vita a tutto, e con tutto sono compresi anche i batteri. Appert, non solo è stato il fautore di quelli che negli anni successivi prenderanno il nome di prodotti in scatola, ma ha avviato una vera e propria rivoluzione nel mondo della conservazione. L’eliminazione dell’aria come nemico del cibo è divenuta così la chiave di volta della nostra alimentazione. 

L’avvento del ‘900 e la velocità che contraddistingue l’era moderna ha toccato altri aspetti legati alla conservazione, trasformando ciò che fino a quel giorno era stata semplice investigazione in una scienza vera e propria. Si inizia quindi a sperimentare con le temperature e a comprendere il loro valore contro i batteri e verso il cibo. Inoltre, il “contenitore” o odierno packaging, si evolve, dal vetro alla latta, fino ad arrivare, nel nostro caso, all’utilizzo della plastica.

Per quanto ci riguarda, ci sembra assurdo oggi pensare che il primo esemplare di busta sottovuoto fosse niente di più che una vescica di suino dalla quale veniva successivamente rimossa l’aria. 

Questa storia colma di intuizioni e di esperimenti è davvero la storia più vecchia del mondo, ma è grazie a lei se oggi possiamo fare tante delle cose che diamo per scontate. Si pensi al potere del sottovuoto nel lasciarci assaporare un cibo prodotto in Thailandia o in America o, altresì, nel poter gustare quel formaggio o salume che portiamo a casa da un viaggio e mangiamo dopo mesi, come se fosse ieri. Il sottovuoto ci ha permesso di conservare, di fare la scorta e organizzarci, e di ridurre gli sprechi. 

Chi lo avrebbe mai detto che senz’aria ci fosse tutta questa vita?

 

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